Il Veneto

Il territorio comprende numerose forme del paesaggio naturale: dalla fascia costiera affacciata sull’Adriatico alla pianura veneto-friulana uniforme e monotona, che poi si innalza nei dodici rilievi dei Colli Euganei e dei Monti Berici. Il clima risente della medesima varietà e va dal clima freddo delle Dolomiti arriviamo a quello mite della costa adriatica L’offerta turistica veneta è vastissima, e va dalle città d’arte, per il cui Veneto ha un primato riconosciuto in tutto il mondo, fino a quella naturale delle dolomiti e dei parchi.
La terra veneta, una terra da assaggiare, con gusto. Provate a chiudere gli occhi e preparatevi a un viaggio emozionante, appetitoso, fatto di ingredienti davvero speciali… Vi accompagneremo alla scoperta del nostro territorio, delle tradizioni agricole, dei gusti e dei sapori della nostra bella regione.
Di seguito vi elenchiamo alcune delle meraviglie enogastronomiche di questo fantastico territorio:


  • L' ASIAGO
La storia del formaggio Asiago si perde in quella delle popolazioni dell’Altopiano di Asiago, da cui trae il nome. Convenzionalmente la sua origine si fa risalire intorno l'anno Mille, essendo rarissime le testimonianze, provenienti dall'altopiano asiaghese, relative ai secoli precedenti.

Nell'altopiano dei Sette Comuni, fertilissimo di buone erbe, l'allevamento ovino era l'attività predominante. Grazie ad esso si produceva un gustoso formaggio di latte di pecora e si ricavava la lana destinata alle attività tessili, artigianali prima e industriali poi, delle valli dell'Alto Vicentino.
Con la modernizzazione delle tecniche, intorno al 1500 gli allevamenti bovini cominciarono gradualmente a sostituire quelli ovini. In tale periodo la tecnica casearia, che ancor oggi si conserva nelle malghe altopianensi, venne notevolmente affinata e si trasferì anche nei piccoli e medi caseifici, disseminati nella zona di produzione.La produzione dell'Asiago, prevalente fin a metà Ottocento sull'altipiano omonimo, si estese poco a poco anche nella parte pedemontana, nelle zone di pianura limitrofe e nelle vicine malghe trentine. La causa principale di tale diffusione fu lo spopolamento dell'Altopiano dei Sette Comuni, dovuto all'utilizzo del territorio quale linea di fronte durante la prima guerra mondiale. In quel periodo, si produceva solo l’Asiago d'allevo, le cui forme, fragranti a seconda della lavorazione e della maturazione, venivano tagliate solo dopo mesi di stagionatura.


  • LA LUGANEGA

La differenza fra luganenga e salsiccia è territoriale e di forma. La luganega (detta anche luganiga o luganica) è un insaccato fresco lungo, stretto e arrotolato “a chiocciola” particolarmente diffuso nel Nord Italia. Se, come ci fa intuire il nome, l’origine è lucana e di epoca romana (buongustai gli antichi!), oggi è particolarmente rinomata quella di Monza, preparata con grana padano, brodo di carne e marsala oltre a carne di suino. A dispetto del considerare salsicce e insaccati piatti poveri, perché preparati con gli scarti, la presenza di ingredienti costosi nella luganega di Monza conferma la ricchezza dei brianzoli sin dai tempi che furono. La luganighetta e le luganighe de Cragno sono due varianti che troviamo rispettivamente nella Svizzera italiana e in Slovenia: globalizzazione gastronomica ante litteram, il made in Italy viene esportato da sempre.

  • BACCALÀ ALLA VICENTINA

Il baccalà alla vicentina è un piatto tipico della cucina vicentina a base di stoccafisso(merluzzo essiccato).

Storia
L'uso di essiccare il merluzzo per conservarlo è antichissimo: vi sono documenti che attestano questa pratica nei Mari del nord sin dai tempi di Carlo Magno.
Lo stoccafisso sarebbe stato introdotto nel Triveneto dai veneziano, che erano grandi navigatori e portavano in patria ogni novità. La più diffusa versione dei fatti sostiene che nel 1432 la spedizione agli ordini del capitano veneziano Pietro Quierino naufragò in Norvegia, sull'isola di Rost . Rientrando a casa, il Querini portò lo stoccafisso, che nel Triveneto è tuttora chiamato baccalà nel resto d'Italia viene chiamato baccalà il merluzzo sotto sale e stoccafisso quello secco. I veneziani videro nello stoccafisso un'allettante alternativa al pesce fresco, costoso e facilmente deperibile. Nacque allora la tradizione di consumare questo piatto secondo varie ricette, tra le quali il "baccalà alla vicentina".


  • MERLOT ROSSO

Il vino Merlot Rosso Secco che prende il nome di Merlara Merlot Doc vede la sua più grande produzione nella zona Doc del Merlara collocata in Veneto ed ha indicazione come uno dei vini DOC. E’ proprio in questi luoghi che il Merlara Merlot Doc viene prodotto di più in quanto il suo principale vitigno il Merlot trova un ambiente notevolmente adatto per la sua crescita maturazione. I principali comuni dov’è fatto il Merlara Merlot Doc sono: Casale Di Scodosia, Castelbaldo, Masi, Merlara, Montagnana, Urbana, Bevilacqua, Boschi, Sant’anna, Terrazzo.
Come detto precedentemente esso fa parte della famiglia dei vini rossi i quali hanno essenzialmente caratteristiche simili tra di loro e altre che contrariamente rendono ogni vino rosso unico nel suo genere. Sicuramente la prima peculiarità da analizzare nei vini rossi è il colore che si differenzia a seconda “dell’età” infatti di norma i vini rossi che hanno una colorazione rubino sono i più giovani, con il passare del tempo la colorazione diviene sempre più intensa e scura mutando dal rosso vivo e brillante ad una sorta di bordeaux. Anche il sapore e l’odore dei vini rossi cambiano col variare dell’età di quest’ultimi, analizzando il sapore dunque possiamo dire che i vini più giovani hanno un sapore più duro a differenza di|contrariamente a|rispetto a quelli invecchiati perché contengono più quantità di tannini i quali, con l’invecchiamento del vino, diventano minori lasciando spazio ad un sapore più morbido ed equilibrato.

  • VALPOLICELLA 

    Con le uve di Corvina veronese (40-80%), sostituite eventualmente con quelle di Rondinella (5-30%), a cui possono essere aggiunte quelle di altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, autorizzati e/o raccomandati nella zona (massimo 15%, con un limite del 10% per ogni vitigno utilizzato); il vino Valpolicella ha colore rosso rubino tendente al granato con l’invecchiamento; odore vinoso con profumo gradevole, delicato, caratteristico, che ricorda talvolta le mandorle amare; sapore vellutato, di corpo, sapido, armonico.Il vino rosso Valpolicella Doc prodotto in prevalenza in Veneto è un vino ad indicazione DOC. Si tratta di un vino la cui produzione eccede specialmente nei comuni di S.Ambrogio, Fumane, Negrar, S.Pietro Incariano (Valpolicella), dove il vitigno ha trovato il clima indicato alla piena maturazione delle sue qualità. La speciale qualità del vino rosso Valpolicella Valpolicella Doc raggiunge il punto più alto in alcuni di questi comuni e in maniera particolare nella zona doc di Valpolicella. Si tratta, come la grande maggioranza dei vini rossi, di un vino molto più ricco rispetto ai vini bianchi, dai quali si differenzia non soltanto per le diverse caratteristiche organolettiche ma anche per i disparati metodi di produzione che, generalmente richiede per tutta la categoria dei bianchi, un’attenta strategia di valutazione che permetta una puntuale individuazione e valutazione delle sue naturali qualità.
























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